La Gioconda è un olio su tavola di pioppo dipinto da Leonardo da Vinci all’inizio del XVI secolo. Il dipinto misura 77 cm per 53 cm e si trova oggi al Museo del Louvre, nella Sala degli Stati, protetto da un cassone isotermico e da un vetro blindato. Dietro a questa protezione e a questa celebrità si trovano domande tecniche e storiche precise, alcune delle quali hanno ricevuto risposta solo di recente.
Plumbonacrite e strato di preparazione: cosa ha trovato la chimica sotto la pittura
Nel 2023, un team di ricercatori ha utilizzato un acceleratore di particelle (radiazione sincrotrone) per analizzare un micro-prelievo dello strato pittorico della Gioconda. Il risultato ha sorpreso: lo strato di preparazione contiene plumbonacrite, un composto raro del bianco di piombo.
Questo composto si forma quando il bianco di piombo viene mescolato con olio e riscaldato. La presenza di plumbonacrite indica che Leonardo da Vinci ha probabilmente preparato la sua tavola con una pasta densa di bianco di piombo disciolto in olio caldo, un procedimento che facilita l’applicazione e crea un sottofondo luminoso che favorisce gli effetti di trasparenza.
Questo tipo di preparazione non era mai stato documentato presso Leonardo da Vinci prima d’ora. È stato ritrovato, invece, in opere di Rembrandt, dipinte più di un secolo dopo. Per approfondire la storia della Gioconda su Voiloo, questo dettaglio di chimica illumina il metodo sperimentale del pittore ben oltre il solo sfumato.

Lisa Gherardini: consenso storico e zone d’ombra sul modello
L’identificazione del modello si basa su un testimone di Giorgio Vasari, biografo degli artisti del Rinascimento, che ha nominato Lisa Gherardini, moglie di Francesco del Giocondo, mercante di seta fiorentino. Il nome “Gioconda” deriva infatti da “Giocondo”.
Questa identificazione è oggi la più ampiamente accettata dagli storici dell’arte. Ma il termine “consenso” non significa prova assoluta. Vasari non ha mai visto Leonardo dipingere il quadro e si basava su fonti indirette.
Cosa i documenti non confermano
Alcuni dettagli biografici spesso associati al ritratto non sono supportati da documenti probanti. L’idea che Lisa Gherardini fosse incinta al momento della posa, ad esempio, si basa su un’interpretazione dell’abbigliamento (il velo trasparente sulle spalle, talvolta associato alla maternità a Firenze). Nessun registro dell’epoca permette di confermare questa ipotesi.
- Il velo indossato dal modello è un guarnello, un indumento comune tra le fiorentine dell’epoca, non necessariamente legato a una gravidanza.
- Nessun contratto di commissione tra Francesco del Giocondo e Leonardo da Vinci è stato ritrovato fino ad oggi.
- Il dipinto non è mai stato consegnato al committente presunto, il che alimenta l’ipotesi che Leonardo lo abbia conservato per sé, forse come supporto per esperimenti pittorici.
Sfumato della Gioconda: una tecnica senza contorni visibili
Lo sfumato designa una tecnica di sovrapposizione di strati di pittura estremamente sottili e traslucidi, applicati successivamente per creare transizioni impercettibili tra le zone d’ombra e di luce. La parola deriva dall’italiano “sfumare”, che significa “evaporare”.
Sulla Gioconda, questa tecnica è visibile attorno agli occhi e alla bocca. Le commissure delle labbra non sono disegnate da una linea, ma suggerite da una variazione progressiva di tonalità. Il sorriso cambia aspetto a seconda dell’angolo di vista e della distanza, non per illusione ottica arbitraria, ma perché i contorni non esistono come linee.

Uno scanner laser per misurare gli strati
Nel 2004, un esame tramite scanner laser multispettrale è stato effettuato sul dipinto su richiesta del Louvre. Questo rilievo ha permesso di misurare lo spessore degli strati di velature e di documentare le sovrapposizioni. Le immagini ottenute non rivelano “verità nascoste” nel senso spettacolare del termine: confermano un metodo di lavoro paziente, in cui ogni strato modifica leggermente la percezione del precedente.
Questo tipo di analisi mostra anche che la Gioconda non è mai stata restaurata. Le crepe visibili sulla superficie sono il risultato dell’invecchiamento naturale della tavola di pioppo e della vernice, non di un degrado legato a interventi.
Il Louvre e il futuro della presentazione del dipinto
Il Museo del Louvre ha annunciato un ampio piano di ristrutturazione che prevede di modificare le condizioni di visita della Gioconda. Il progetto include la possibilità di uno spazio dedicato, separato dal resto della Sala degli Stati.
Questa decisione non riguarda solo la gestione delle folle. Rapporti interni al museo parlano di locali degradati e di impianti di climatizzazione obsoleti che faticano a mantenere condizioni stabili di temperatura e umidità. Per un’opera su tavola di legno, le variazioni termiche rappresentano una minaccia diretta: il legno si espande e si contrae, accelerando le crepe.
Il budget previsto per questo piano di ristrutturazione globale del Louvre si aggira intorno a centinaia di milioni di euro. Il trasferimento della Gioconda in un nuovo spazio è quindi tanto una questione di conservazione quanto una risposta alle lamentele ricorrenti dei visitatori, spesso delusi dalla distanza imposta e dalla difficoltà di osservare il dipinto in buone condizioni.
La Gioconda rimane un oggetto di studio attivo. Ogni nuova tecnologia di analisi (sincrotrone, scanner laser, imaging multispettrale) aggiunge uno strato di informazione sul metodo di Leonardo da Vinci, senza però risolvere tutte le domande. L’assenza di contratto, l’assenza di restauro e l’assenza di contorno formano tre peculiarità che, prese insieme, spiegano perché questo dipinto di dimensioni modeste continui a mobilitare chimici, storici e conservatori.



